Alessandra Pedace – Libri
Leggere è un modo di volare senz’ali.
Leggere è un modo di volare senz’ali.
Il nostro nuovo compagno è Andy Evans. La colazione che ho fatto diventa acido idroclorico. Ghigna in faccia al signor Neck e mi si siede accanto.Il Signor Neck: “Abbiamo saltato di nuovo la scuola, Andy?”Andy la Bestia: “Nossignore. Uno sei suo colleghi sostiene che ho problemi con le autorità. Le sembra possibile?”Il Signor Neck: “Basta con le chiacchere”.Sono di nuovo Bugs Bunny che si nasconde nella tana. Sto seduta come se avessi un uovo in bocca.Una mossa, una parola, e l’uovo si romperà e sputtanerà tutti.Sto davvero uscendo di cervello.Mentre il signor Neck non guarda, Andy mi bisbiglia in un orecchio.Voglio ucciderlo.
E rabbia e disperazione, e voglia di non essere lì, di non credere ai propri occhi centuplicano le sue forze. Spalanca la porta scaraventandolo per terra. Entra nel salotto come una furia. E i suoi occhi vorrebbero essere ciechi piuttosto di vedere quel che vedono. La porta della camera da letto è aperta. Lì, tra le lenzuola scomposte, con una faccia diversa, irriconoscibile a lui che l’ha vista mille volte, c’è lei. Si sta accendendo una sigaretta con aria innocente. I loro occhi si incontrano, e in un attimo qualcosa si rompe, si spegne per sempre. E anche quell’ultimo cordone ombelicale d’amore vien reciso e tutti e due, guardandosi, urlano in silenzio, piangendo a dirotto…
L’amore non è una cosa che si può avere, bensì un processo, un’attività interiore di cui si è il soggetto.Posso amare, posso essere innamorato, ma in amore non ho un bel niente.In effetti meno ho e più sono in grado di amare.
Nulla atterrisce più di uno specchio una coscienza non tranquilla.
A volte tocchi contemporaneamente il punto dove provo dolore e piacere.
“Mercedes!” Ripetè Montecristo “Mercedes! Ebbene sì, voi avete ragione, questo nome è dolce ancora da pronunciare, ed ecco la prima volta, dopo lunghi anni, che risuona chiaro sulle mia labbra. Ah, Mercedes! Il vostro nome io l’ho pronunciato coi sospiri della malinconia, coi gemiti del dolore, colla rabbia della disperazione; l’ho pronunciato gelido per il freddo, attrappito sulla paglia della mia cella; l’ho pronunciato divorato dal caldo, l’ho pronunciato rotolandomi sul pavimento del carcere. Mercedes, bisogna ch’io mi vendichi, perché ho sofferto per quattordici anni: per quattordici anni ho pianto, ho maledetto. Ora, io ve lo ripeto Mercedes, bisogna ch’io mi vendichi!”