Alessandro Ammendola – Stati d’Animo
Il peggio di una mancanza è che non esiste un giorno perfetto.
Il peggio di una mancanza è che non esiste un giorno perfetto.
Ciò che non smuove l’anima è superfluo.
Se quello che mi porta a disegnare è una sottile malattia morbosa, una piccola lesione, una devianza, uno strappo, desidero che ciò non trovi mai guarigione, anzi desidero considerare il disegnare come un lavoro, anche faticoso, di scavo, di confessione a volte anche dolorosa. È allo stesso tempo una fortuna umana, grandissima.
Vorrei solo prendere il dolore, strapparlo e buttarlo via nel mare.
So come il mare degli occhi mi diventa grigio sotto il cielo della punizione e come la pelle si difende d’ebano davanti alle sferze roventi di un sole assassino, come il cuore gira lo sguardo difronte al tradimento e come le gambe mi cedano in segno di resa in risposta al tempo che si fa beffa dell’eternità, ma poi mi perdo quando il riflesso mi raffigura intera, ché tutto l’occhio non mi contiene ed il coraggio è piccolo davanti allo sgorbio significato della mia sintesi e frammentarmi è un attimo.
Pensieri vaganti, interminabili momenti in cui le lancette del tempo sembrano viaggiare lente, frenate da un’irresistibile forza di gravità.
I pensieri più lontani ritornano alla mente, ricordi, emozioni, bruciando l’anima. Dolci istanti di tristezza chiamati nostalgia.