Alexandre Cuissardes – Morte
Si avvicina l’ora, e sono solo. Chi la allontanerà da me quest’ora, se sono solo?
Si avvicina l’ora, e sono solo. Chi la allontanerà da me quest’ora, se sono solo?
La nascita fu la sua morte.
Ho visto i miei occhi riflessi nello specchio dell’ anima, il puro terrore; la follia della paura; la pazzia furente e urlante della mostruosità: ho visto la Morte. Ed essa mi guardava dal di dentro dello specchio con cieco desiderio. Desiderio di avermi; di ghernirmi; di possedermi… per sempre. Ho visto le sue lugubre e agghiaccianti dita, scarnificate, putrescenti, oscene, allungarsi in una specie di carezza sul mio cuore; ma volevano solo strapparlo per portarlo lontano… Ho visto la sua falce lunata mietere attorno vite… e per poco non cadevo anche io sotto il mortale girotondo… Ho visto il suo volto specchiarsi nel mio e diventare me stessa, rubandomi gli occhi, l’anima e i pensieri… Sono affogata in una melma di nera pece, ma poi ha schiuso la stretta ed ho nuovamente respirato. Ho visto il mio cadavere tornare alla superficie della vita e poi di nuovo affondare nel nulla, perché l’attesa ormai si è fatta così reale e distinta, da non permettermi più di discernere fra l’Adesso e il Niente…
Fautori della pena di morte sono degli statalisti dell’omicidio.
Per far mantenere un segreto a tre persone, due devono essere morte.
Gli uomini, fuggendo la morte, l’inseguono.
Ognuno lascia la vita come se l’avesse cominciata allora.