Alexandre Dumas – Matrimonio
Le mogli ci ispirano grandi cose, il guaio è che non ci permettono di conseguirle.
Le mogli ci ispirano grandi cose, il guaio è che non ci permettono di conseguirle.
I miei due matrimoni sono stati due tragedie la prima se ne è andata dopo un anno, la seconda è restata.
Così sono le donne: prima di sposarlo, vogliono che il marito sia un genio. Quando l’hanno sposato, vogliono che sia un babbeo.
Quando l’esistenza ha contratto un’abitudine come quella del mio amore, sembra impossibile che quell’abitudine s’interrompa…
Ritengo gli uomini capaci di tutto; per questo non mi sono sposata.
Il matrimonio è un romanzo in cui l’eroe muore nel primo capitolo.
Mio padre, signore, vedeva in quest’azione un miracolo. Mio padre credeva ad un benefattore uscito per noi dalla tomba. Oh qual commovente sentimento, signore, era questo… e mentre io stesso non ci credevo, ero ben lontano dal voler distruggere questa fede nel suo nobile cuore! Così quante volte ci pensava, pronunciando a bassa voce un nome, nome di un amico molto caro, il nome di una amico perduto! E quando fu vicino a morte, quando l’approssimarsi dell’eternità ebbe dato al suo spirito qualche cosa della chiaroveggenza della tomba, questo pensiero, che fino ad allora non era che un dubbio, divenne convinzione, e le ultime parole che pronunziò morendo furono queste: “Massimiliano, egli era Edmondo Dantes!”