Andrea Gallotta – Medicina e salute
Il male è come le malattie, bisogna conoscerlo per affrontarlo. E se Dio è fondamentalmente buono, non può neutralizzarlo, perché è ignorante su cosa esso sia.
Il male è come le malattie, bisogna conoscerlo per affrontarlo. E se Dio è fondamentalmente buono, non può neutralizzarlo, perché è ignorante su cosa esso sia.
Ciascuno è l’unico autentico guardiano della propria salute sia fisica sia mentale e spirituale.
Non c’è miglior medicina del star bene con se stessi. Peccato che non si trovi in farmacia!
Tutelare la mente da un invecchiamento precoce significa lasciar spazio alla creatività e non chiudere i conti con la vita. Dobbiamo vivere nel presente e liberare il cervello dalla marea di cose inutili con le quali lo imbottiamo. Per ritornare a considerare la vecchiaia come l'”età dell’oro” è opportuno smettere di chiedere al cervello prestazioni efficientistiche. Sentirsi giovani non significa ricordare i nomi dei compagni delle elementari. Meglio, molto meglio che la mente possa ogni giorno rinnovarsi attraverso fantasia e creatività.
I medici olandesi hanno eliminato i malati che lo chiedevano, i disabili che lo chiedevano e, da ultimi, i nuovi nati che non lo hanno mai chiesto. Se si apre a questa cultura non c’è più modo di fermarsi. Quando iniziarono a uccidere i pazienti depressi ma non fisicamente malati dissero che solo i coscienti con un desiderio “razionale” di morire ne avrebbero “beneficiato”. Poi, quando iniziarono a uccidere i disabili, come i malati di Alzheimer, cantarono sommessamente: solo i pazienti che lo avrebbero chiesto. Poi sono passati ai bambini. Anche senza il consenso dei genitori. È l’implacabile forza di gravità degli abissi.
È stato ieri dopo l’ennesimo ciclo di chemioterapia mentre vomitavo l’anima piegata in due con la faccia nel cesso, che ho capito che i ragazzini di oggi non hanno capito un cazzo della vita, loro fanno di tutto per distruggersi la vita, si ubriacano, per poi ritrovarsi in condizioni pietose, perché credono che così facendo si divertono ma non è così, questo non è divertimento ma è autodistruzione, dovrebbero passare una giornata nella corsia d’ospedale reparto oncologia, forse, capirebbero il senso della vita.
Chi ha una patologia ne diventa amico o amica a tal punto che la vorrebbe anche sugli altri per poi poterla condividere.