Anna Maria D’Alò – Abitudine
L’abitudine è una stanza chiusa alla vita.
L’abitudine è una stanza chiusa alla vita.
L’artista è creatore e prigioniero della sua arte.
Ci si adatta alla precaria condizione quando ti resta solo quella per sopravvivere.
La vita è una grande abbuffata di antipasti, contorni, pietanze di giorni poveri di calorie e di giorni colmi di grassi animali indigesti, ma il menù lo puoi scegliere tu, se ti siedi alla tua mensa dopo aver preparato con le tue mani i cibi frugali che saziano l’anima e il corpo di genuinità.
L’amore forzato, quello portato avanti solo per cause di forza maggiore, come soldi, abitudine, convenienza, famiglia, paura di star soli o peggio, paura del giudizio altrui, è come un palazzo privo di fondamenta, pronto a crollare da un momento all’altro. Più o meno è come il fumo, danneggia gravemente l’individuo e chi gli sta attorno. Dicono che l’amore non basti, figuriamoci quando manca persino quello.
Peccato è tutto ciò che non si fa per timore di fare peccato.
La mente che vede oltre sconfina e vola, la mente che guarda solo ciò che vede resta prigioniera dei suoi confini.