Anonimo – Luoghi comuni
Certo che i culi delle brasiliane?
Certo che i culi delle brasiliane?
Nessuna relazione è una perdita di tempo! Se non ti ha portato quello che vuoi, ti ha insegnato quello che non vuoi!
Fa male sapere che, per certe persone, hai fatto il tuo tempo. Fa ancora più male che, per te, loro non l’hanno ancora fatto.
Ho conosciuto presto il mondo dei maschi, ho conosciuto presto l’amore, ho conosciuto presto la delusione, l’odio… ora l’unica cosa che conosco è me stessa.
Le mie scelte sono come cicatrici sulla pelle, stanno a dimostrare al cielo che ho vissuto veramente.
Ma quando dici amore, credi almeno tu o no? O è solo il frutto di una fantasia.
Quando siamo bambini l’inferno non è altro che il nome del diavolo sulla bocca dei nostri genitori. Poi questa nozione si complica, e allora ci rigiriamo nel letto nelle interminabili notti dell’adolescenza, cercando di spegnere le fiamme che ci bruciano, le fiamme dell’immaginazione. Più tardi, quando non ci guardiamo più allo specchio perché i nostri volti cominciano ad assomigliare a quello del diavolo, la nozione dell’inferno si trasforma in un piumone intellettuale e allora, per sottrarci a tanta angoscia, ci mettiamo a descriverlo. Giunti alla vecchiaia l’inferno è così alla portata di mano che l’accettiamo come un male necessario e lasciamo persino scorgere la nostra ansia di patirlo. Ancora più tardi, e adesso sì che siamo tra le sue fiamme, mentre bruciamo cominciamo a intuire che forse potremmo acclimatarci. Passati mille anni un diavolo ci chiede, con aria di circostanza, se soffriamo ancora; gli rispondiamo che l’abitudine ha una parte ben maggiore della sofferenza. Alla fine arriva il giorno in cui potremmo abbandonare l’inferno, ma rifiutiamo fermamente tale offerta. Chi rinuncia infatti a una cara abitudine?