Anonimo – Stati d’Animo
Penso al passato perché non riesco a vedere un presente.
Penso al passato perché non riesco a vedere un presente.
Duo que maxima putantur onera, paupertatem et senectutem.Quelli che sono reputati i due pesi più gravosi, la povertà e la vecchiaia.
L’ipocrisia si veste sempre di un finto sorriso e di un abbraccio vuoto senza anima.
Chissà cosa sente la foglia che si stacca dal ramo, benché le sue nervature apparissero salde nell’innesto, invece, guardarsi morire la speranza del verde ed arrivare alla secchezza dell’arido, inquietante, malaticcio giallognolo e tentennare nella sospensione del refolo che, sadico, pone in prospettiva lo schianto, ma perpetua il senso del precipitare nella stasi della vertigine. Aspiriamo al nitore degli approdi, delle definizioni perentorie dei verbi nella coniugazione d’un passato prossimo che ci faccia chiudere gli occhi in segno di rassegnazione, evitando il gerundio della paura. Sta cadendo.
Ogni mattina mi alzo e penso che sarà una grande giornata. E se non dovesse esserlo, è stato comunque un gran risveglio!
Margherita rise e se avesse potuto guardarsi allo specchio forse avrebbe scoperto di essere bella. Come l’amore dopo un litigio, così il sorriso dopo un pianto è lo spettacolo migliore che una donna possa mettere in scena.
Io sono fatta di caos dentro, di pensieri disordinati, di cambiamenti repentini di rotta, di rivoluzioni che mi rivoltano l’anima e mi mettono a soqquadro il cuore.