Antonio Curnetta – Vita
La vita è un cammino. Non serve a nulla accompagnarsi a persone che ci piacciono, se non percorrono il nostro stesso cammino.
La vita è un cammino. Non serve a nulla accompagnarsi a persone che ci piacciono, se non percorrono il nostro stesso cammino.
Inutile dire il contrario, la vita è dura, non credono a quelle persone che dicono di non avere problemi, di non avere preoccupazioni ed ostacoli da affrontare, perché la vita te ne pone davanti ogni giorno, piccoli o grandi che siano esistono e la vita perfetta non esiste.
La vita è fatta per essere piena di baci lunghi e profondi, di avventure divertenti ma che fanno crescere, di bagni a mezzanotte e pazzie dell’ultimo minuto, di opportunità che vanno colte al volo e di sorrisi che non si dovrebbero mai negare.
Ogni mattina bisognerebbe svegliarsi con qualcosa di buono: il buonumore, le buone sensazioni, i buoni propositi,o ci si accontenta di un buon caffè.
– Ti aveva dato l’impressione di essere infelice?- Non esattamente infelice. Qualcosa di più… No, non so. Malinconica, forse.- c’è differenza? Cioè, è diversa la malinconia?- Sì – rispose il giovane sollevando lo sguardo.- Si spera sempre, quando si è infelici, in qualcosa di meglio. È quando si molla, che subentra la malinconia.
Se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato è la tolleranza. Non intesa come accettazione di tutto ma come consapevolezza delle diversità fra individui. Quelle diversità che fanno di ognuno di noi un essere unico e insostituibile. Tolleranza verso un modo di parlare non perfetto, un modo di agire non sempre coerente e rispettoso. C’è una cosa che insegna più di altre a capire l’eccezionalità di questo vivere: il dolore. Perché niente cambia le prospettive e ridimensiona l’ego come un dolore, una perdita o una sconfitta. Perché la tolleranza nasce quando l’ego riprende la giusta dimensione e diventa salvaguardia di sé stessi e non prevaricazione.
Se hai commesso degli errori c’è sempre un’altra possibilità per te. Puoi ricominciare daccapo ogni volta che lo vorrai, perché ciò che chiamiamo fallimento, non significa cadere, ma fermarsi un poco.