Asia Paglino – Abitudine
Ed erano cicatrici così indelebili da non sembrar vere.
Ed erano cicatrici così indelebili da non sembrar vere.
L’abitudine a fare ricorso a segni di identificazione esteriori, piuttosto che alla conoscenza effettiva della persona, pervade ogni contesto sociale.
Va sempre a finire così e sinceramente mi sono stancato di questa spiacevole ripetitività.
Dobbiamo essere pigri in ogni cosa eccetto che nell’amare e nel bere, eccetto che nell’essere pigri.
Non riesco a lasciarmi scivolare le cose addosso. Mi piace fingere sia così, una di quelle che “non mi vuoi più nella tua vita? Perfetto, perché io non ti volevo nella mia” ma la verità è che non lo sono. La verità è che quando qualcuno mi abbandona, non riesco a fare a meno di interrogarmi sul perché l’abbia fatto, se magari avrei potuto fare qualcosa per impedirlo, se, se, se… Non ci riesco proprio a fregarmene, magari mi sembra sia così; ma poi arriva la sera e tutto mi piomba addosso come un enorme macigno sul cuore e posso solo ripetermi “devo andare avanti; e in un modo o l’altro ci vado. Brutta malattia, la fragilità.
Se impieghi il tuo presente, per scavare nel tuo passato, il futuro te lo vedrai…
Ti abitui al dolore… vedi le spine che ti scorrono dentro graffiandoti il cuore come un nodo dentro che forse nessuno vedrà.