Bernardo Panzeca – Morte
Veniamo al mondo nudi per poi ripartire in giacca e cravatta. Che bizzarro l’uomo!
Veniamo al mondo nudi per poi ripartire in giacca e cravatta. Che bizzarro l’uomo!
Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz’obiezioni, il destino.
Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime.
È la morte dei singoli, non delle masse, che ci sconvolge.
Dicono che per tutti presto o tardi arriva “il carro della morte” che in quella “notte” spiriti e anime cantano un motivo strano, fatto solo di urla e lamenti, dicono che quella “notte” è sul confine tra incubo e realtà, dicono che succede quando meno te lo aspetti, e che dopo saliti su “quel carro” non si può più scendere!
La morte che tanto temiamo e rifiutiamo interrompe la vita, non la elimina.
Il suicida è colui che invece di salire le scale a piedi, prende l’ascensore.