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Chris Bradford – Libri

Con sufficiente tempo, chiunque raggiunge la disciplina del corpo. Con sufficiente conoscenza, chiunque raggiunge la saggezza. È il vero guerriero che riesce a dominare entrambe e a superarne il risultato conquistando il vero bushido.

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    Allora rise. Una risata gradevole e risonante, come un profumo costoso che indugia nell’aria quando chi lo porta se n’è andato; risuonava nelle orecchie come una musica lontana.

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    Io: Mi rifiuto di andare al gruppo di supporto.Mamma: Uno dei sintomi della depressione è il disinteresse per le attività.Io: Ti prego, lasciami guardare America’s Next Top Model. È un’attività.Mamma: La televisione è passività.Io: Oh, mamma, per favore.Mamma: Hazel, sei un’adolescente. Non sei più una bambina. Hai bisogno di farti degli amici, di uscire di casa e di vivere la tua vita.Io: Se vuoi che io sia un’adolescente non spedirmi al gruppo di supporto. Comprarmi una carta d’identità falsa, così posso andare ai club, bere vodka e spararmi un po’ d’erba.Mamma: l’erba uno non se la spara, tanto per cominciare.Io: Vedi? Questo è proprio il genere di cose che saprei se tu mi procurassi una carta d’identità falsa.Mamma: Vai al gruppo di supporto.

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    “Quante volte” chiesi disinvolta.”Come?” Sembrava l’avessi distolto da chissà quale catena di pensieri.Non mi voltai. “Quante volte sei venuto qui?”.”Vengo a trovarti quasi tutte le notti”.Mi voltai di scatto, stupita: “Perché?””Sei interessante quando dormi”. Lo diceva come se niente fosse. “Parli nel sonno”.”No!” Sbottai, rossa di vergogna fino ai capelli.Era dispiaciuto, glielo leggevo negli occhi. “Sei tanto arrabbiata con me?””Dipende!” Mi sentii come se qualcuno mi avesse rubato l’aria.Aspettò che chiarissi.”Da…” mi sollecitò dopo un po’.”Da quel che hai sentito!” Strillai.All’istante, in silenzio si materializzò al mio fianco e mi prese le mani con delicatezza.”Non essere così sconvolta” Si chinò su di me e da pochi centimetri di distanza mi fissò negli occhi.Ero imbarazzata, e cercai di distogliere lo sguardo.”Ti manca tua madre” sussurrò.”E che altro?”Sapeva dove volevo arrivare. “Hai pronunciato il mio nome” ammise.Sospirai, rassegnata: “Tante volte?””Quante sarebbero precisamente – tante-?””Oh, no!” Chinai la testa.”Non prendertela con te stessa” mi sussurrò in un orecchio. “Se fossi capace di sognare, sognerei te. E non me ne vergogno”.