Alexandre Cuissardes – Comportamento
Nei rapporti di fiducia non esiste la seconda volta, ma solo l’unica volta.
Nei rapporti di fiducia non esiste la seconda volta, ma solo l’unica volta.
Nell’universo gravita la materia oscura (e i conti non tornano), nella nostra testa gravita la materia grigia (e… i conti tornano).
Principalmente mi fido più di ciò che vedono i miei occhi e non di quello che gli altri dicono di vedere.
Chi si nutre di falsità e di bugie non fa del male agli altri ma infanga la propria anima.
È dalle cose insignificanti che si vede il vero valore delle persone.
Non resto mai indifferente verso la semplicità, perché lì trovo la verità.
Io scelgo la follia di rimanere me stessa anche controcorrente; scelgo la follia di stupirmi per una parola, per un sorriso, scelgo la follia di emozionarmi per i colori del cielo, il rumore del mare, una goccia di rugiada su una foglia, il profumo di un fiore; scelgo la follia di amare e mettere passione sempre e comunque in tutto; scelgo la follia di essere anticonvenzionale e di non rinunciare… mai.Senza la follia sentirei di morire senza aver vissuto.
Siate sentieri, fatevi percorrere, non calpestare.
Sii sempre come un albero: i piedi per terra e la chioma verso il cielo.
A volte ci facciamo in quattro proprio per chi, infine, ci spezza in due.
Dignità è una parola troppo usata senza che si conosca davvero il significato.
Chi tenta di limitare il tuo fare, probabilmente è incapace di imitare il tuo essere.
Ci sono momenti in cui si è persa la strada, il percorso interiore per ritrovare il sentiero può essere lungo e faticoso. Non sempre si riesce a concluderlo, specialmente se non si fa delle proprie debolezze un punto di forza. Il problema maggiore è il non voler affrontare i propri fantasmi e il non volerli esorcizzare per paura che la loro evanescenza si concretizzi più delle nostre stesse paure.
Chi tiene il piede in troppe scarpe finirà con il camminare scalzo.
E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza.
La persona intelligente avrà sempre qualche cosa da insegnare. Il cretino, lo stupido, l’ignorante: imiterà.
Chi sei tu? Sono me stessa e non c’è cosa più bella.