Domenico Esposito Mito – Libri
Ho perso il “magico” dono della fede quando ho acquisito il magico dono della ragione.
Ho perso il “magico” dono della fede quando ho acquisito il magico dono della ragione.
Non sono le nostre capacità che ci fanno capire veramente chi siamo, ma le nostre scelte.
Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto e nessuno vuol leggere.
Leggere è un po’ come sognare: immagini, costruisci e in ultima analisi, vivi.
Un’opera non dovrà mai “piacere”, “entusiasmare”, ma “interessare”, o almeno “incuriosire”. I giudizi positivi dovranno essere espressi con i seguenti aggettivi (assolutamente vietati i rozzi “bello”, “grosso”, “brutto”): “intrigante” (molto in voga, ma in lieve declino), “ben strutturato”, “esperto”, “rilevante”. I negativi: “fragile”, “futile”, “irrilevante”, “supponente”; il colmo della ripulsa si esprime con l’aggettivo aulico “turpe”.Assolutamente vietato il turpiloquio in conversazioni letterarie, eccezion fatta per l’efficace definizione “stronzo”, ma pronunciata a bassa voce e con un risolino d’intesa. Fareste ridere gli stanti al solo pronunciare locuzioni quali “alla grande”, “al limite”, “chiaramente”, “non c’è problema”, “è il massimo”, “mi pare giusto”. Fra i giochi di carte, consigliabili i tarocchi, tollerato il tresette.
I libri sono gli amici più tranquilli e costanti, e gli insegnanti più pazienti.
Il mio cuore, ogni tanto, si ammala: è la malattia dei ricordi. È una terapia lunga e difficile… si cura vivendo!