Elisabetta Barbara De Sanctis – Stati d’Animo
Siamo fragili cristalli, possiamo romperci da un momento all’altro. Ma è così bello quando ci attraversa il sole.
Siamo fragili cristalli, possiamo romperci da un momento all’altro. Ma è così bello quando ci attraversa il sole.
Il cielo non smetterà di piangere fin che i miei occhi non smetteranno di piovere.
Però non è giusto. Così proprio non va. Mi sento come Eva. Si, Eva. Non Adamo. Eva, una fottutissima Eva. Una fottutissima Eva nana. Una nana. E non solo non posso raggiungere il frutto proibito ma non posso neanche toccare nessuna di quelle altre merdose mele. Non una fottutissima mela. E Adamo sta lì che se ne frega. Dorme. No, è morto. Non proprio, ma è come se lo fosse. E se né frega delle mele. Non sente i morsi della fame. Morto. Ho fame Cristo. Ho fame. Continuando così morirò anch’io prima o poi. Che schifo. Non ci arrivo da solo. Sono troppo alte. Che schifo. Che schifo di paradiso. Non lo voglio questo paradiso del cazzo. Fanculo. Non è giusto. Niente lo è. Per favore, che qualcuno mi prenda per mano e mi conduca all’inferno. O come lo chiamate voi… vita.
Viva la semplicità negli animi della gente. Viva la semplicità sui volti dei bambini. Viva la semplicità nel cuore delle donne e degli uomini che ancora apprezzano le cose giuste e vere della vita. Viva la semplicità, che riesce ancora a regalare le cose più belle e preziose che la vita ci offre. Viva la semplicità che non nasconde mai niente dietro un bel trucco, un bel vestito e un bel modo di parlare. Viva la semplicità perché ancora sa fare di essa uno dei valori più belli e più grandi che una persona dovrebbe possedere.
Ogni giorno, scelgo di volare, almeno un po’!
Una buona parte della mia vita, trascorsa a preoccuparmi sempre degli altri. Comportarsi in un certo modo, per non deludere mai nessuno, per essere sempre quasi perfetta (non credo nelle perfezione). E poi rendersi conto di aver sprecato solo tanto tempo ed energie, perché ho dimenticato che prima degli altri c’ero io.
Fra tanti che ammiravano le luci artificiali, io ero quella in disparte, a guardare la luce delle stelle. Ma tu non mi vedesti.