Fëdor Michajlovic Dostoevskij – Religione
Non è che io non accetti Dio, Alësa; soltanto, gli restituisco rispettosamente il biglietto.
Non è che io non accetti Dio, Alësa; soltanto, gli restituisco rispettosamente il biglietto.
Contempla il cielo, la sua magnifica colorazione, l’infinito ignoto che ci ricopre facendoci da tetto, contempla il sole, immenso, che ci dona quotidianamente conforto, calore e luce, ammira con occhi trasparenti il calare della sera, in cui scende la cupa ma fantastica notte, illuminata ed esaltata dal fioco ma fondamentale chiarore della Luna. Più in là, dove il nostro sguardo non giunge, si estende l’universo, presentato dalle stelle che fanno sognare e riflettere. Qui, proprio in questa Terra, il nostro pianeta, la nostra dimora, viviamo noi, e gli altri viventi, la natura, la quale ci fa vivere spensierati. La leggera brezza di un venticello sottile ti accarezza timida il capo ed è in grado di addolcirti la giornata. Non ti pare che tutto questo spettacolo sia frutto di una mente suprema che ci guida e che ci ha pensati assieme alla natura e gli altri viventi?
Sono un milionario. E questa è la mia religione.
Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.
La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra e risplende in una parte più e meno altrove.
Ma quei signori cattolici benpensanti che non sono propensi alla Moschea nel loro rione, sanno che Lui è Palestinese?
La sofferenza esiste per far capire all’uomo che si deve elevare spiritualmente.