Francesco Iannì – Frasi Sagge
A volte, bisogna pagare la vocazione che si vuole seguire con una grande rinuncia.
A volte, bisogna pagare la vocazione che si vuole seguire con una grande rinuncia.
Se la vergogna avesse un limite si chiamerebbe intelligenza.
Ricorda, anche se la vita è un palcoscenico con tanti colpi di scena, tu non recitare; ma sii sempre te stesso, in concomitanza con l’amore prosegui sempre sulla stessa frequenza di quello che hai dentro!
Più che lo specchio dell’anima, gli occhi sono la finestra del corpo.
Non resta mai solo chi è in compagnia di se stesso.
Mai disperare. Quando qualcosa finisce, tutto il resto rimane.
Intendo esaminare qui i ricordi di esperienze estreme, di offese subite o inflitte. In questo caso sono all’opera tutti o quasi i fattori che possono obliterare o deformare la registrazione mnemonica: il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è esso stesso traumatico, perché richiamarlo duole o almeno disturba: chi è stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore; chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo, per liberarsene, per alleggerire il suo senso di colpa.Qui, come in altri fenomeni, ci troviamo davanti a una paradossale analogia tra vittima e oppressore, e ci preme essere chiari: i due sono nella stessa trappola, ma è l’oppressore, e solo lui, che l’ha approntata e l’ha fatta scattare, e se soffre, è giusto che ne soffra; ed è iniquo che ne soffra la vittima, come invece ne soffre, anche a distanza di decenni. Ancora una volta si deve constatare, con lutto, che l’offesa è insanabile: si protrae nel tempo, e le Erinni, a cui bisogna pur credere, non travagliano solo il tormentatore (se pure lo travagliano, aiutate o no dalla punizione umana) ma perpetuano l’opera di questo negando la pace al tormentato.