Giulia Guglielmino – Abbandonare
Là dove inizia un abbandono, inizia quella strana “autodistruzione” di sé stessi.
Là dove inizia un abbandono, inizia quella strana “autodistruzione” di sé stessi.
E c’è quel tremendo legittimare con la richiesta imposta di silenzi la volontà di blindare un momento. Quello che si perde non è tanto quello spazio temporale quanto l’intima condivisione decantata ma non concretamente e profondamente implicita.
Non è che mi hai lasciato, hai solo perduto l’opportunità di avermi.
Essere cielo è la necessità di tornare terra.
È divertente osservare come, a seconda della convenienza o meno, certe manifestazioni di disgusto vengono scambiate per manifestazioni di elogio e amore o amor perduto. Non si può far cancellare la memoria da macellai pazzi e poi pretendere un’altra volta nella storia, di ottenere i risultati sperati. Ci sarà sempre quell’incomodo, quella spina nel fianco, quel dolore soffocato, nelle pieghe del regno ora eterno, che ogni tanto scuoterà menti e coscienze, sulla via della vita. Non è amore, non è odio, è qualcosa che segue una Legge a parte, è qualcosa che purtroppo non si impara, si vive e basta o si muore e basta, i messaggi subliminali del rifiuto (buttalo via, ma è da non sottovalutare) sono manifestazioni di schifo e non di amore o amor perduto. Se si vuole cancellare un ricordo, non vale il principio dell’osmosi psichica per cui cerchi di far tabula rasa all’altro, a cui non interessi, per dimenticare tu, peggiori solo la situazione e ne crei molte altre di riflesso che possono diventare ingestibili.
Stelle, legate l’anima mia così dannatamente selvaggia: ha voglia di fuggire e di cadere con voi.
Meritare qualcuno: è poter offrire almeno la stessa moneta che viene offerta da chi pensi…