Giulia Guglielmino – Vita
Il miglior maestro non è altro che “danzare” la nostra stessa vita.
Il miglior maestro non è altro che “danzare” la nostra stessa vita.
Non pensare a quello che gli altri diranno di te, non è un tuo problema, nelle relazioni sii sempre te stesso, non nasconderti, non fingere, non mentire, per compiacere gli altri, ricorda devi innanzi tutto piacerti, non perdere mai la tua spontaneità.
La vita è un ciclo dove tutto inizia e tutto finisce. Così è per ogni cosa, per ogni stato d’animo, per ogni emozione. Ma l’amore vero è l’unica eccezione, resta per sempre, è senza fine e va al di là del tempo e di ogni circostanza.
L’uomo rispetti la sua natura divina, nessuna divinità di piegherà mai ad altro, che non sia il suo stesso cielo. La dignità è la prima legge; La dignità è la seconda legge; La dignità è la terza legge; Senza il rispetto delle prime tre leggi, nessuna altra legge vi immetterà sulla strada del vero, solo l’uomo che ha conservato come il più grande dei tesori la sua dignità, anche dopo la più terribile delle tempeste, potrà dire d’essere sulla vera strada del suo divenire.
Tanto l’importante è divertirsi. È ovvio, tu devi essere felice. Non c’è posto per la tristezza in questo mondo vero? Prima osservi le disgrazie che accadono nel mondo, al telegiornale, in maniera spesso e volentieri distaccata, poi magari ti commuovi alla vista di un cucciolo di panda appena nato. Ma tu sei felice. Felice forse, di fare una vita come tante altre. Felice perché qualcuno ti ha detto che è così che deve essere. Felice perché la società decide costantemente per te. Ma allora perché si ha paura di morire? Perché si cerca sempre di allungare la nostra permanenza su questo mondo? La felicità è il compimento di noi stessi, l’apice di un qualcosa che prima o poi deve finire. Sta a noi scegliere se raggiungere questo apice oppure no. Essa è un obiettivo talmente importante per noi che al suo compimento nulla riesce ad avere più un senso, se non la felicità stessa.
Colui che porta una maschera non lo fa per essere falso con gli altri, ma per tentare di ingannare se stesso.
L’elemento recondito e dannoso di un io tutt’ora quasi sconosciuto e difficile da modellare al contesto sociale attuale.