Giulio Ranzanici – Libri
La mia scrittura non è un atto di sublimazione, ma un rituale di esorcismo.
La mia scrittura non è un atto di sublimazione, ma un rituale di esorcismo.
Non v’è illusione maggiore dell’opinione che la lingua fosse uno strumento di comunicazione fra gli uomini.
Il talento da solo non può fare lo scrittore. Ci deve essere un uomo dietro al libro.
Molti libri sono pensati per gli studenti e letti magari anche dagli insegnanti; questo è stato pensato in primo luogo per gli insegnanti con la speranza che si considerino sempre degli studenti.
Ci versai sopra troppo aceto. Adesso mi dovevo cacciare nella vena questa soluzione acetosa perché altrimenti avredi dovuto buttar via anche l’ero.Neanche mi sparai dentro la roba che partii. Mi risvegliai solo dopo un’ora buona. La siringa era ancora infilata nel braccio. Avevo dolori alla testa bestiali. Sulle prime non riuscivo ad alzarmi. Pensavo che ero arrivata, che sarei morta. Giacevo sul pavimento e piangevo. Avevo paura. Non volevo morire così sola. Strisciando letteralmente carponi andai al telefono. Ci misi certamente dieci minuti prima di farcela a fare il numero dell’ufficio di mia madre. Ripetei soltanto un paio di volte: “Ti prego, Ti prego mamma, vieni, muoio”.Quando mia madre arrivò potevo stare in piedi. Feci uno sforzo anche se mi sembrava ancora che la testa mi scoppiasse. Dissi: “Si è trattato di nuovo di un dannato attacco circolatorio”Mia madre capì benissimo che avevo bucato. Aveva una faccia molto disperata. Mi guardava soltanto con occhi tristi, disperati. Non potevo sopportare questo sguardo. Mi penetrava nella testa che pareva mi scoppiasse.
La sua voce tremava per l’emozione e anche per qualcos’altro: il senso di trionfo.
Era un uomo riservato, e benché vivesse di ricordi non parlava quasi mai del passato.