Guido Paolo De Felice – Desiderio
La tua diffidenza, i tuoi pugni chiusi, le tue cicatrici. La mia pazienza, i miei sorrisi, le mie carezze. I nostri occhi. Le nostre mani.
La tua diffidenza, i tuoi pugni chiusi, le tue cicatrici. La mia pazienza, i miei sorrisi, le mie carezze. I nostri occhi. Le nostre mani.
Chiedetemi tutto ma non ditemi di rinunciare ai dolci e al sesso, morirei!
L’unico desiderio che vorrei che il Genio della lampada esaudisse, è che le cose andassero come vorrei.
Quello che qualcuno chiama “sogno”, “utopia”, “impossibile”, “bei desideri”, “delirio”, “pazzia”, qui, nella terra dello Yaqui, si è sentito con un altro tono, con un altro destino. E c’è un nome per questo di cui parliamo ed ascoltiamo in tante lingue, tempi e modi. C’è una parola che viene dall’origine stessa dell’umanità, e che segna e definisce le lotte degli uomini e delle donne di tutti gli angoli del pianeta. Questa parola è libertà.
In amore non vince chi fugge, ma chi rischia.
C’hai una gengiva travestita da sorriso.
Un paio di occhi, per quanto belli, si possono dimenticare. Una pelle, per quanto morbida, si può dimenticare. Dei lineamenti, per quanto dolci, si possono dimenticare. Ma quegli occhi incastonati in quel viso, racchiusi in quella pelle impreziosita dal ricordo del tuo odore, sono dei semi che crescono rigogliosi nel ricordo di quei giorni, di quella notte.