Hervé Beauchesne – Frasi in lingua straniera
Ceux qui croient que l’argent fait tout, sont sans doute disposés à tout faire pour de l’argent.Chi crede che con il denaro si possa fare di tutto è indubbiamente disposto a far di tutto per il denaro.
Ceux qui croient que l’argent fait tout, sont sans doute disposés à tout faire pour de l’argent.Chi crede che con il denaro si possa fare di tutto è indubbiamente disposto a far di tutto per il denaro.
No por mucho madrugar amanece más temprano.Il tempo viene per chi sa aspettare.
How fleet – how indiscreet an one -how always wrong is Love -The joyful little DeityWe are not scourged to serve -Un qualcosa di volatile – di indiscreto -sempre fuori luogo è l’Amore -La gioiosa piccola DivinitàChe non siamo costretti a servire.
Mi farò come soffio, farò volare liberi i miei pensieri.Je vais me faire comme le souffle, je vais faire voler libres mes pensées.
Estoy buscando la felicidad, y la encuentro en la vida tuya.Sto cercando la felicità, e la incontro nella tua vita.
Le poesie sono urli di liberazione dell’anima.Las poesìas son gritos de liberaciòn del alma.
No princípio do fimHà ruídos que não se ouvem mais:- o grito desgarrado de uma locomotiva na madrugada- os apitos dos guardas noturnos quadriculando como um mapa acidade adormecida- os barbeiros que faziam cantar no ar suas tesouras – a matraca dovendedor de cartuchos- a gaitinha do afiador de facastodos esses ruídos que apenas rompiam o silêncio.E hoje o que mais se precisa è de silêncios que interrompam o ruído.Mas que se hà de fazer?Hà muitos – a grande maioria – que jà nasceram no barulho. E nem sabem, nem notam, por que suas mentes são tão atordoadas, seus pensamentos tão confusos. Tanto que, na sua bebedeira auricular, sò conseguem entender as frases repetitivas da música pop. E, se esta nossa “civilização” não arrebentar, acabamos um dia perdendo a fala – para que falar? Para que pensar? -, ficaremos apenas no batuque: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”Al principio della fineCi sono rumori che non si sentono più:- il grido solitario di una locomotiva nell’alba;- i fischietti delle guardie notturne che squadrano come una mappa la città addormentata;- i barbieri che facevano cantare per l’aria le loro forbici;- il tric-trac del venditore di castagne;- lo zufoletto dell’affilatore di coltelli.Tutti quei rumori che appena rompevano il silenzio. E oggi quel di cui più c’è bisogno sono silenzi che interrompano il rumore.Ma che possiamo farci? Molti – la grande maggioranza – sono nati già nel frastuono. E neanche lo sanno, neanche lo notano, tanto le loro menti sono stordite, i loro pensieri confusi. Tanto che, nella loro ubriacatura auricolare, riescono solo a sentire le frasi ripetitive della musica pop. E, se questa nostra “civiltà” non esploderà prima, un giorno finiremo per perdere la favella: perché parlare? Perché pensare? Resteremo soltanto col suono dei tamburi: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”