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John Green – Libri

“Io non esco” ho detto. “Non voglio uscire con nessuno. È un’idea terribile e un enorme spreco di tempo e…””Tesoro” ha detto la mamma. “Cosa c’è che non va?””Sono una… una… una granata, mamma. Sono una granata e a un certo punto esploderò e vorrei minimizzare le vittime, okay?”Mio padre ha piegato la testa come un cucciolo rimproverato.”Sono una granata” ho detto di nuovo. “Voglio starmene lontana dalla gente e leggere libri e riflettere e stare con voi, perché non c’è niente che possa fare per non ferire voi, siete troppo coinvolti, quindi per favore lasciatemi stare, okay? Non sono depressa. Non ho bisogno di uscire di più. E non posso essere un’adolescente normale, perché sono una granata.””Hazel” ha detto papà, e poi ha singhiozzato. Piange un sacco, il mio papà.”Vado in camera mia a leggere un po’, okay? Sto bene. Sto bene sul serio; voglio solo andare un po’ a leggere.”

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    Step attacca il telefono. Si chiede se è uscita davvero. Se gliel’avrebeb detto. Solo su quel divano, ricordando, vicino aun telefono muto, senza speranza. Giorni felici passati, sorrisi, giorni d’amore e di sole. Lentamente la immagina piu vicinaa lui, fra le sue braccia, proprio su quel divano, cosi com è stato. Illusione di un momento, violenti attimi di passione, ora solitaria.Dopo si sente ancora piu solo, svuotato anche dell’orgoglio. Piu tardi camminando fra la gente vede macchine dalle coppiefelici, nel traffico festivo, con i sedili pieni di doni. Sorride. È difficile guidare quando lei si abbraccia a te, quando vuole mettereper forza le marce e non è capace, quando hai una mano sola per girare il volante e, nello stesso tempo, amare.

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    “Andate” disse lentamente il conte “andate, amico caro… ma di grazia, se trovaste qualche ostacolo, ricordatevi che ho del potere in questa società e che sono felice d’impegnare questo potere a profitto delle persone che amo, io vi amo moltissimo, Morrel…””grazie” disse il giovane “me ne ricorderò come i bambini egoisti si ricordano dei genitori quando ne hanno bisogno. Quando avrò bisogno di voi, e forse questo momento verrà, verrò da voi, conte.”

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    Lo straniero arrivò ai primi di febbraio, in una giornata gelida, sferzata da un vento tagliente e battuta da una fitta nevicata, l’ultima della stagione. Veniva a piedi dalla stazione di Brumblehurstm, e teneva in mano, una mano pesantemente guantata, una valigetta nera. Era imbacuccato dala testa ai piedi, e la tesa del suo morbido cappello di feltro gli scendeva sul viso, nascondendolo quasi interamente alla vista, L’unica cosa visibile era la punta lucida del suo naso. La neve gli si era ammucchiata contro il petto e sulle spalle e aveva ricamato una cresta bianca sul bagaglio. Più morto che vivo, entrò nell’albergo “Carrozza e cavalli” e lasciò cadere in terra la valigia.