José Ortega y Gasset – Sport
La cultura non è figlia del lavoro ma dello sport. Si sa bene che attualmente mi trovo solo tra i miei contemporanei nell’affermare che la forma superiore dell’esistenza umana è proprio lo sport.
La cultura non è figlia del lavoro ma dello sport. Si sa bene che attualmente mi trovo solo tra i miei contemporanei nell’affermare che la forma superiore dell’esistenza umana è proprio lo sport.
Lo sport è un ambiente in cui tutto è più facile, sia per le donne che per la gente di colore. Nella vita normale è piuttosto difficile.
E mister Trap prende appunti sul suo tacchino.
Lo sport che tempra il corpo in quanto tempio dell’anima induce alla virtù, la virtù è uno dei doni di Dio poiché l’anima che risiede nel corpo è di promanazione divina, in definitiva, non è possibile affermare l’esistenza di una separazione fra corpo e anima. La scienza, a tal proposito, fino ad oggi, si è fermata ad individuare una parte del nostro cervello ove vengono elaborati i nostri pensieri, la fonte dei sentimenti e dei pensieri non è attribuibile al cervello in quanto provenienti dall’anima, elemento inscindibile dal nostro corpo.
Non esistono partite amichevoli, solo partite da vincere. Il fair play è un’invenzione dei Testimoni di Geova.
È meglio giocare con una sedia che con Hansi Muller, perché con la sedia quando gli tiri la palla addosso ti torna indietro!
C’è la squadra del cuore. Io tifo per quella. A volte vince, molto spesso perde. Cosa vuoi farci, non è il gioco, è la vita. Nella squadra del mio cuore non ci sono undici giocatori, più le riserve, no. Il mio “cuore” è una grande squadra di emozioni, di sensazioni, di ricordi, di speranze e di sogni. Anche lui lotta e combatte, ma non gioca. Lui ama, soffre. E qualche volta piange. Io tifo per lui perché un giorno possa urlare al mondo “ho vinto”.