Lev Nikolaevic Tolstoj – Figli e bambini
“Lo sapevo, lo sapevo!”, ripetè il bambino con la sua frase favorita.
“Lo sapevo, lo sapevo!”, ripetè il bambino con la sua frase favorita.
Se neghi la possibilità di vita a tuo figlio. Un giorno ti mancherà.
Un figlio ti riempie il cuore. E ti svuota il portafoglio.
Basta guardare un figlio un pò di più, per intuire come sarà la nostra vita dopo di noi.
Abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri figli la speranza. È l’unico modo per preservare il loro diritto di sognare.
– Non posso fare altrimenti – rispose Levin. – Tu fà uno sforzo e mettiti dal punto di vista di un campagnolo come me. Noi, in campagna, facciamo di avere le mani adatte a lavorare: perciò ci tagliamo le unghie e, a volte, anche ci rimbocchiamo le maniche. Qui invece si fanno crescere le unghie più lunghe che possono e si attaccano ai polsini dei bottoni che paiono piatti per non poter fare nulla con le mani.- Questo vuol dire che non si ha bisogno di fare lavori manuali. Si lavora col cervello…- Forse. Ma tuttavia mi sembra strano, come mi sembra strano che mentre noi campagnoli facciamo di tutto per abbreviare i nostri pasti e poter tornare subito al lavoro, qui tu ed io facciamo di tutto per allungare il pranzo e mangiar molti piatti senza saziarci. Perciò mangiamo le ostriche…- Già, naturalmente – replicò Stepan – ma questo è lo scopo della civiltà: far di ogni cosa un piacere.- Se questo è lo scopo della civiltà, preferisco restare un selvaggio.
Il figlio è amore eterno a prima vista.