Louis-Ferdinand Céline – Libri
I piccoli colleghi non avevano scambi di idee tra di loro. Nient’altro che formule, fissate, cotte e stracotte come crostini di pensiero.
I piccoli colleghi non avevano scambi di idee tra di loro. Nient’altro che formule, fissate, cotte e stracotte come crostini di pensiero.
I migliori libri sono quelli che in angoli angusti dell’universo, qualcuno sta scrivendo ora.
Scrivo d’impulso, non guardo all’impostazione ma al succo della frase o del pensiero, soprattutto se inserito tramite mobile. Al pc cerco anche di curare la forma ma, comunque, l’importante è quello che trasmetti. Si può scrivere con parole inusuali e non dire nulla, si può fare una marea di errori e riuscire a far piangere e toccare il cuore.
Scrivere è parlare e parlarsi. La parola è troppo bella perché siamo noi, ognuno di noi; se solo sapessimo apprezzare le parole (senza buttarle), imparando ad accarezzarle, sarebbe un mondo – forse – diverso! Ho, sin da piccolo, percepito la parola come suono melodioso che penetra il cuore perché è attraverso la parola che si scopre un mondo. Tutto è parola e senza la parola le meraviglie del mondo non sarebbero state come sono perché è la parola a rendere l’anima di ogni cosa. Negli anni, ho scoperto che la parola, adagiata su un foglio bianco, diventa una foto; si, proprio così, rende un’immagine, sprigionando forza/luce evocativa/emotiva. Accarezzando il foglio con l’inchiostro, ritrovo me stesso – anzi – l’altro me stesso: mi scopro passo dopo passo e, scoprendo me stesso, scopro anche gli altri. Scrivo perché tante emozioni vanno trascritte per non essere temute o dimenticate.
Ho amato te per dimenticare qualcuno… ora non riesco ad amare qualcuno per dimenticare te!
Non desideravo altro che restare con il mio eterno salvatore.
“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. “Non sei tu, mia regina”, lo specchio rispose.