Luigi Giussani – Ipse dixit
– Perché l’aspettavano così?- Perché credo in quello che dico.- Questo e basta?- Sì.
– Perché l’aspettavano così?- Perché credo in quello che dico.- Questo e basta?- Sì.
Non lo sputo se no lo profumo!
Ah sì? Ora, mi cerca? Mandatelo affanculo!
Non sono affatto contrario al baciamano alle signore. Bisogna pur cominciare da qualche parte.
Non amo la gente che giudica, ma ancor di più detesto quelli che in cinque minuti costruiscono di me un quadro che non mi appartiene. Non sono una scatola a cui basta togliere il coperchio per guardarci dentro, sono come uno di quei libri voluminosi dalla brutta copertina che nessuno legge mai, troppo lunghi, e che si svela solo a chi ha la pazienza di arrivare all’ultima pagina.
Lei da quarant’anni fa il suo lavoro, io sono Ministro solo da un anno e mezzo.
Un nome deve essere la descrizione dei sentimenti, il riassunto di una vita, l’indice di un’esistenza, la carta di identità di una persona, il salve di un individuo, la traduzione a lettere di tutto quello che siamo.Dentro un nome ci si deve riconoscere, ci si deve sentire raccontati, ci si deve girare con interesse quando lo si sente, lo si deve pronunciare col cuore quando ci si nomina, lo si deve sentire proprio prima con l’orecchio, poi con il resto del corpo.Per questo non potrò mai chiamarmi con un nome che piaceva ai miei genitori prima ancora che mi conoscessero.