Marcello Macri – Politica
La democrazia è come una bella donna; all’inizio la vogliono tutti, nel tempo si combatte per averla, ottenuta la si maltratta e si dimentica di apprezzarla!
La democrazia è come una bella donna; all’inizio la vogliono tutti, nel tempo si combatte per averla, ottenuta la si maltratta e si dimentica di apprezzarla!
Trattativa stato – mafia. Dovrebbe essere un ossimoro.
Quando una menzogna viene ripetuta più volte uno poi comincia a crederci, Berlusconi miglior statista di tutti i tempi, Berlusconi ha creato un milione di posti di lavoro, Berlusconi generoso coi bisognosi (chissà perché, solo fanciulle), Berlusconi ammirato dai colleghi nel mondo, Berlusconi che fa la guerra con aerei che non sparano… scusate mi sta chiamando Biancaneve.
C’è una bella differenza fra la battuta umoristica e la stupidità, ma i nostri comici di regime non la notano.
Siamo abbastanza vicini al potere per saperne, e abbastanza lontani per poterne parlare.
Penso che ogni tanto qualche scappellotto ci voglia per questo tipo di bambinacce. L’elemento della truffa è quello che più mi colpisce. Non c’è stata e non c’è fino ad ora –se ci sarà lo dirò– una censura della Rai e del cattivo Berlusconi contro la satira della Guzzanti. C’è stato un tentativo evidente di guadagnarsi la censura da parte della Guzzanti, che ha associato alla satira, cioè al suo mestiere, un altro mestriere, quello del comizio politico “de paese”, “de borgata”, quello violento, duro, in cui le è scappata anche la famosa espressione “razza ebraica”, perché la ragazza è molto ignorante. La cosa che mi dispiace è la violazione del sacro canone del mestiere dell’attore. Uno fa la satira, punto e basta. Se uno attraverso la satira – come avvenne con Daniele Luttazzi – vuole fare campagna elettorale a favore del proprio partito, non va più in televisione. Molto semplice: non è censura, sono regole, regole sane.
In politica internazionale, unione di due ladri ciascuno dei quali tiene la mano ficcata così in fondo nella tasca dell’altro, che non possono separarsi per derubare un terzo.