Marco Giannetti – Anima
Ovunque, coltri dense inibiscono la più flebile fiammella.Abbraccia il bene ora per essere baciata poi.
Ovunque, coltri dense inibiscono la più flebile fiammella.Abbraccia il bene ora per essere baciata poi.
Sai Dio… volevo parlarti di questa vita, di come l’ho vissuta, di cosa ho visto. Ho imparato che hai creato un mondo perfetto, dove tutto è armonia e pace, in equilibrio…Poi hai creato l’uomo, l’unico essere in grado di distruggere tutto.Sorge spontanea una domanda: perché?È una prova? È uno scherzo? Oppure sei un padre birbone che ci lascia liberi di sfasciare tutto in giardino?Tutto era perfetto senza di noi, gli animali, gli alberi, i frutti, gli oceani, il sole, le stelle… e poi noi… che inquiniamo, ammazziamo, distruggiamo… perché Padre?Noi… e le zanzare… perché Padre?
Solo tu sei nel mio cuore, poiché solo tu hai saputo toccare le corde più…
I ricordi non devono essere mai dimenticati, nel bene e nel male, è a loro…
Una lacrima sul viso, la mente che vaga lontano da quel che è la realtà.Si muove via lontano, la nell’immensità del cielo, fino ad arrivare a te.A te che sei di più, di più di tutto quanto, di più del tuo sguardo, dei tuoi capelli insù.Mentre io adesso, io qua a morire di te, del tuo ricordo, del tuo volto. Le tue espressioni.Mi mancano di più, di più di quei sorrisi che facevamo nostri nel corso della vita, quando bastava guardarti per dirti ti amo, quando bastava sorridere per far ritornare il sereno, quando bastava l’amore a far dimenticare tutto.Poi un giorno hai deciso di fare solo tuo il sorriso che mi davi, di fare solo tuo il giorno che vivevi, di fare solo tuo l’amore che mi davi e non me ne hai più dato, distruggendo tutto quanto.Con un solo colpo di testa dato alla tua vita, hai dato fuoco a tutti quei momenti che erano solo di sereno vissuti dentro me, lasciando così vivo dentro nel mio cuore soltanto il tuo tormento.
Una notte piena di stelle è una carezza all’anima. Ci conduce sopra ogni logica, nei…
Parole ghiacciate nella memoria di coloro dall’animo puro; lacrime invisibili fermate nel tempio del tempo; occhi serrati come il sipario alla fine di una recita.