Michel Eyquem de Montaigne – Verità e Menzogna
La superstizione reca in sé qualche immagine della pusillanimità.
La superstizione reca in sé qualche immagine della pusillanimità.
Quando esco di casa vorrei subito rientrare perché non riesco a farmi una ragione su quello che un “uomo” può fare.La paura è tanta ed è difficile colmarla.
Cristo vuole segnare il nemico del suo male come se fosse lui stesso e dare il suo corpo ai discepoli, i vampiri, perché ne traggano la vita immortale. Vendicatosi del destino che vuole evitare, dando le sue proprie colpe ad altri, lupo famelico e maschera di volti altrui. Spreme l’universo sino all’ultima stella, fuoco ed acqua col quale è costruito e sorretto lo spazio. Aggiungere altra carne è dannoso. Un altro elemento fatto ingurgitare al cosmo, e il padre celeste è convinto di aver raggiunto l’eternità per i suoi? Amore cieco di padre, e forse di pazzo. Il cinque, il messia, vuole diventare sei divorando l’Acqua, o forse, chissà, lo è già. Ma è anche la sua politica: avere i numeri non basta. Il padre ha avvertito, quindi non ci si dovrebbe lamentare? Dio stesso è stato avvertito, ma dall’alto del suo piedistallo, vede solo le virtù che può aggiungere a se stesso, ignorando che proprio questo lo condanna a morte, e non altro. La natura non segue mai i desideri. Due bianchi e due neri, un universo che ora si consuma da solo, vita ridotta drasticamente alla quale non ne seguirà più nessuna.
Sii sincero, sii sincero. Mostra liberamente al mondo se non il tuo aspetto peggiore, per lo meno qualche tratto in cui si possa dedurre il peggio.
Se facciamo di una sola verità la legge della nostra vita questa cesserà di essere tale, rendendoci degli stolti. Quando raggiungiamo una verità dobbiamo subito distruggerla per renderla eterna.Se quella verità è autentica la ritroveremo sempre, tra le tante realtà, in ciascuno dei mille cammini differenti che intraprenderemo nella nostra vita e, solo così, potrà guidarci saggiamente fino alla fine.
La falsità sa nascondersi per non farsi riconoscere.
L’avere vinto sé stesso è molto più glorioso che l’aver vinto un nemico.