Michelangelo Da Pisa – Cielo
Affacciato sul mondo, abbracciato al vento, a rimirare batuffoli d’ovatta intrisi di cielo. Se potessi strizzarle queste nuvole, ne son certo, gocciolerebbero milioni di stelle.
Affacciato sul mondo, abbracciato al vento, a rimirare batuffoli d’ovatta intrisi di cielo. Se potessi strizzarle queste nuvole, ne son certo, gocciolerebbero milioni di stelle.
Sai di buono, come la terra dopo la pioggia, come il maestrale che mi inebria di salsedine, come il pane appena sfornato, come un libro or ora acquistato, come una tentazione della quale mai mi son saziato.
Non comprenderò mai lo strano meccanismo per cui si ha pudore delle lacrime, ma non delle proprie cattiverie.
Scrivere è un urlo silenzioso, un riservato egocentrismo, una timida vanità.
Il cielo ci racconta molte cose, se impariamo a conoscerlo.
Il tramonto è come la mia timidezza: rosso!
A differenza della laboriosa formica che vive fino a dieci anni, la mondana cicala non supera le tre, quattro settimane. Trovo dunque ampiamente giustificabili la sua scarna lungimiranza e il suo fare disinibito. Nasce, frinisce, finisce.