Michelangelo Da Pisa – Stati d’Animo
Ho sempre seguito il mio cuore, ma in un modo o nell’altro riusciva a seminarmi.
Ho sempre seguito il mio cuore, ma in un modo o nell’altro riusciva a seminarmi.
Ho trovato molta più essenza in un solo giorno perdendomi che non in un’intera vita, cercandomi.
L’addio è un’enfasi, un’insensata festa dell’infelicità.
La passione che mi accomuna alla vita e la forza di decorare i momenti più oscuri di certe giornate.
Era un sabato sera di dicembre. Ero nella mia stanza e stavo bevendo molto più del solito. Mi accendevo una sigaretta dietro l’altra pensando alle ragazze, alla città, e agli anni che avevo davanti a me. Guardavo davanti a me e non mi piaceva quasi niente di quello che vedevo. Non ero un misantropo o un misogino ma mi piaceva star solo. Si stava bene seduti tutti soli in uno spazio ristretto a fumare e a bere. Avevo sempre fatto ottima compagnia a me stesso.
Quando e persone soffrono hanno due possibilità: o trasformare il dolore che provano in empatia e generosità verso gli altri e quindi lottare per far sì che gli altri non soffrano, oppure trasformarsi in torturatore. Riuscire a rielaborare il dolore, a parer mio, è segno di grande maturità e coraggio. Scegliere invece di fare del male agli altri solo per vendicare se stessi, scegliere la via più semplice, è crudele e da codardi. Non sei diverso dal mostro che ti ha creato.
La vanità rende obeso l’ego e scheletriche le relazioni sociali. Il vanitoso diventa prigioniero di se stesso, avvolto da lusinghe di plastica, fagocitato dal vuoto esistenziale.