Michele Sannino – Destino
Urlo, come il mare in tempesta, che sbatte e si infrange sugli scogli dei miei errori e non so cosa potrei far per cambiare il passato, rimediare non si può, quello che fu resta, quello che sono, lo sarò per sempre.
Urlo, come il mare in tempesta, che sbatte e si infrange sugli scogli dei miei errori e non so cosa potrei far per cambiare il passato, rimediare non si può, quello che fu resta, quello che sono, lo sarò per sempre.
Il destino è quella porta socchiusa da cui ogni tanto puoi sbirciare. E allora vedi che nulla avviene per caso e che tutto ha un senso, anche quando sembra non averlo.
Da ora inizia il mio anno zero. Ricomincio da me; rinasco di nuovo. Cambio, cresco, tra gioia e dolore respiro ancora. Sono viva.
E non riesco più a tremare sotto queste lenzuola di polvere, dove anche il buio plagia il silenzio con l’accattivante attenzione di un avvenire in superficie. E non guardo più gli stessi giorni, non ascolto più le solite ore passare, ma nonostante tutto so ancora guardare avanti e lontano, pur restando immobile, eretta controvento sotto un cielo senza luce.
Non voglio una vita che mi passi tra le mani, voglio una vita che stia nelle mie mani, il tempo di stringerla, stropicciarla, plasmarla o semplicemente guardarla e poi lasciarla andare e prenderne un altra parte il tempo di stringerla, stropicciarla, plasmarla o semplicemente guardarla, e poi lasciarla andare e prenderne un altra parte…
Amore, parola troppo bella da pronunciare, difficile da spiegare. Avvolte la confondiamo con l’attrazione fisica…
È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.