Monica Cannatella – Tristezza
Sono cosi brava a fingere che tu ci credi davvero alla mia falsa felicita’.
Sono cosi brava a fingere che tu ci credi davvero alla mia falsa felicita’.
Sei l’esatto contrario di ciò che credevo tu fossi. Eri così credibile da illudermi, ma la tua voglia di illudere era talmente straripante che inavvertitamente vi sei inciampato, e così il tuo bell’involucro è rotolato via come un guscio vuoto al vento. E di te cos’è rimasto? È rimasto solamente il nulla che eri.
La tristezza è una spina nel cuore che va tolta da soli: senza l’aiuto di nessuno. A volte, però, fa davvero male.
Certe lacrime sono più difficili da ignorare, sono lacrime che salgono dal cuore, fanno brillare gli occhi. Lacrime che verso per chi credevo diversa, e mi illudevo che usasse il cuore come me, prima di ogni cosa.
Dagli archivi del dolore può nascere una biblioteca di fortezze.
A differenza della giovinezza che sfugge la depressione rimane per sempre e invecchiando si piange di più.
Se servisse versare lacrime per ragion di pace nel fiume mio, io piangerei, ma del mio fiume ormai vi è rimasto solo il letto.