Nello Maruca – Abitudine
Del superfluo si può fare a meno, del necessario no. Ma qual è?
Del superfluo si può fare a meno, del necessario no. Ma qual è?
Scrivo per lasciare traccia di me del mio cammino lungo questo sentiero che Dio mi ha donato.
La troppa dimestichezza toglie la riverenza.
I piccoli risparmi formano le grandi ricchezze: questo è valido sia per i denari che per le abitudini.
Scrivo la mia vita per ridere di me e ci riesco. Scrivo tredici ore al giorno, e mi passano come tredici minuti. Qual piacere ricordare i piaceri! Ma qual pena richiamarli a mente. Mi diverto perché non invento nulla. Ciò che affligge è l’obbligo che ho, a questo punto, di mascherare i nomi, dal momento che non posso divulgare gli affari degli altri.
Chiedere scusa è una delle scuse più facili che per alcuni diventa facilmente un vizio.
Spesso non ce ne rendiamo conto, ma siamo “malati di abitudine”. Chi è abitudinario accetta qualsiasi cosa, qualsiasi dolore. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, che ci sono indifferenti, si impara a portare le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, si è impotenti nel reagire. L’abitudine è il più spietato dei veleni, entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce poco a poco nutrendosi della nostra vita, e quando ce ne rendiamo conto è ormai troppo tardi, ogni nostro gesto è condizionato, continuiamo ad “amare”, per abitudine, una persona “estranea”.