Nesli (Francesco Tarducci) – Destino
Io non torno indietro piuttosto sparo, dritto nel petto del mio futuro.
Io non torno indietro piuttosto sparo, dritto nel petto del mio futuro.
Puoi stare anni, mesi, giorni, ore e minuti ad attendere quel qualcosa, ma quel qualcosa arriva come e quando decide lui. E che tu ti sia stancato o no di aspettarlo, ti lascia sempre e comunque sbalordito.
Siamo note che confusamente abitano lo spartito della vita, in balia di stonate orchestre dirette dal destino.
Il problema del futuro è che generalmente assomiglia troppo al passato.
Il destino è come il cuore: è dentro di noi fin dal primo istante, perciò è inutile cercare di cambiarlo.
Sono qui, forse non mi vedi, ormai sai che ci sono sempre e non ti accorgi nemmeno che sono cambiato. Il mio volto segnato dall’età, da piccole rughe esprimono stanchezza. Sono rughe di un viso che spesso si sforzano di sorridere e nascondono l’infelicità della resa ad una vita che non mi piace. Rughe che contornano gli occhi, socchiusi pieni di rabbia e delusione. Secchi di lacrime, come se non sapessero più piangere né di gioia né di dolore… Li chiudo ma continuo a vedere. Vedo i fotogrammi di momenti belli, di episodi brutti e di quegli attimi in cui ho incrociato i tanti bivii della mia vita. Non saprò mai se ho scelto la direzione giusta, so che solo con gli occhi chiusi posso provare a disegnare un finale diverso alle scelte sbagliate in passato. Ora sono andato via, forse non te ne sei nemmeno accorta. Sono cambiato, ho aperto gli occhi. Non voglio immaginare ciò che deve ancora succedere, ho occhi solo per il presente. Per il futuro resto in attesa del prossimo bivio.
Chi nel passato ha seminato scarsamente non può pretendere dal suo prossimo di razzolare a sproposito nel suo raccolto.