Oscar Wilde – Libri
La sola differenza tra un capriccio e una passione lunga quanto la vita è che il capriccio dure di più.
La sola differenza tra un capriccio e una passione lunga quanto la vita è che il capriccio dure di più.
Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercar di uccidere la luna, pensò. La luna scappa. Ma pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di uccidere il sole? Siamo nati fortunati, pensò…
Nel ’68 i figli si erano ribellati ai padri. Gli studenti di tutto il mondo si erano letti i pensieri di Mao. La rivoluzione era fallita perché se li erano letti in originale con ideogrammi cinesi.
La parola è l’ala del pensiero.
La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è proprietà della sostanza umana. Gli uomini liberi danno a questo scopo molti nomi, e sulla sua natura molto pensano e discutono, ma per noi la questione è più semplice. Oggi e qui, il nostro scopo è di arrivare a primavera.
Un buon libro è quello che viene aperto con trepidazione e chiuso con profitto.
Mi ricordo una sera d’estate: mia sorella, mio fratello ed io (eravamo molto piccoli e l’afa gravava come muschio sulla pianura) non riuscivamo a dormire. La mamma ci portò allora a fare due passi fino al fiume e alla darsena, benché Savannah e io avessimo un raffreddore estivo e Luke un eczema da calore. “Ho una sorpresa per i miei cocchi,” disse la mamma mentre noi guardavamo affascinati un delfino prendere il largo nell’acqua tranquilla, metallica. Sedevamo sulla punta del moletto e, stendendo le gambe, cercavamo di toccare l’acqua col piede. “C’è una cosa che voglio farvi vedere. Una cosa che vi aiuterà a dormire. Guardate là, figlioli,” disse, indicando l’orizzonte a levante. E, proprio in quel momento, dove essa indicava, la luna comparve, sollevando la fronte di uno stupefacente color oro al di sopra di una filigrana di nuvole che bordavano il cielo di veli. Le sere erano lunghe al sud, in quella stagione, e alle nostre spalle, in quello stesso momento, il sole stava tramontando in un tripudio di fiamme che incendiavano il fiume. Era come un duello di ori: l’oro nuovo della luna nascente, l’oro consunto del sole che scompariva all’altro capo del cielo. Così il giorno, dopo un’ultimo guizzo di danza sulle paludi della Carolina, moriva splendidamente sotto gli occhi di noi ragazzi, finché della luce dell’astro diurno non rimase che un listello intorno alle chiome delle querce acquatiche. La luna poi sorse veloce, come un’uccello che si leva dall’acqua, e salì in alto: fulva, poi gialla, poi giallino, poi d’argento, poi d’un miracoloso, immacolato pallore, al di là dell’argento, un colore che è proprio soltanto delle notti del sud. Noi bambini restammo estasiati di fronte alla luna che nostra madre aveva evocato dalle acque. Quando l’astro si fu inargentato, mia sorella Savannah, che aveva tre anni, esclamò “Oh mamma, fallo ancora!” E questo è il ricordo più antico che ho.