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Paulo Coelho – Libri

Mi ricordo di tutto, tranne che del momento in cui ho preso la decisione. Curiosamente, non avverto nessun senso di colpa. Prima, ero solita pensare che le ragazze andassero a letto per denaro perché la vita non aveva lasciato loro altra scelta. Ma ora mi accorgo che non è così. Io potevo dire di sì o di no, nessuno mi stava forzando ad accettare.Cammino per le strade, guardo le persone: forse che avranno scelto ciascuna la propria vita? O non sarà che anche loro sono state “scelte” dal destino? La casalinga che sognava di fare la modella, il dirigente di banca che pensava di diventare musicista, il dentista che aveva un libro nel cassetto e avrebbe voluto dedicarsi alla letteratura, la ragazza che avrebbe tanto desiderato lavorare in televisione, ma ha trovato soltanto un impiego come cassiera in un supermercato…Non provo nessuna pena per me stessa. Continuo a non essere una vittima, perché avrei potuto andarmene dal ristorante con la dignità intatta e il portafogli vuoto. Avrei potuto dare lezioni di morale all’uomo seduto di fronte a me, o tentare di dimostrargli che aveva davanti una principessa, e che sarebbe stato meglio conquistarla anziché comprarla. Avrei potuto assumere un’infinità di atteggiamenti, e invece, come la maggior parte degli esseri umani, ho lasciato che il fato scegliesse la rotta che dovevo prendere.Non sono l’unica, anche se il mio destino sembra negativo e marginale rispetto a quello degli altri. Ma, nella ricerca della felicità, siamo tutti allo stesso livello: il dirigente-musicista, il dentista-scrittore, la cassiera-attrice, la casalinga-modella… Nessuno di noi è felice.

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    I libri che da tanto tempo hai in programma di leggere, i libri che da anni cercavi senza trovarli, i libri che riguardano qualcosa di cui ti occupi in questo momento, i libri che vuoi avere per tenerli a portata di mano in ogni evenienza, i libri che potresti mettere da parte per leggerli magari quest’estate, i libri che ti mancano per affiancarli ad altri libri nel tuo scaffale, i libri che ti ispirano una curiosità improvvisa, frenetica e non chiaramente giustificabile.

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    Avevo sempre saputo che il vero amore è al di sopra di tutto e che sarebbe stato meglio morire, piuttosto che cessare di amare. Ma pensavo che solo gli altri ne avessero il coraggio. In quel momento, invece, scoprivo di esserne capace anch’io. Anche se avesse dovuto significare partenza, solitudine, tristezza, l’amore valeva comunque ogni centesimo del suo prezzo.(da “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto”)

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    Al quinto giorno, sempre grazie alla pecora, mi fu svelato questo segreto della vita del piccolo principe.Mi domandò bruscamente, senza preamboli, come il frutto di un problema meditato a lungo in silenzio:”Una pecora se mangia gli arbusti, mangia anche i fiori? “”Una pecora mangia tutto quello che trova”.”Anche i fiori che hanno le spine? “”Si. Anche i fiori che hanno le spine”.”Ma allora le spine a che cosa servono? “Non lo sapevo. Ero in quel momento occupatissimo a cercare di svitare un bullone troppo stretto del mio motore. Ero preoccupato perchè la mia panne cominciava ad apparirmi molto grave e l`acqua da bere che si consumava mi faceva temere il peggio.”Le spine a che cosa servono? “Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatta.Ero irritato per il mio bullone e risposi a casaccio:”Le spine non servono a niente, è pura cattiveria da parte dei fiori”.”Oh! “Ma dopo un silenzio mi gettò in viso con una specie di rancore:”Non ti credo! I fiori sono deboli. Sono ingenui.Si rassicurano come possono. Si credono terribili con le loro spine… “Non risposi. In quel momento mi dicevo:”Se questo bullone resiste ancora, lo farò saltare con un colpo di martello”.Il piccolo principe disturbò di nuovo le mie riflessioni.”E tu credi, tu, che i fiori… “”Ma no! Ma no! Non credo niente! Ho risposto una cosa qualsiasi. Mi occupo di cose serie, io! “Mi guardò stupefatto.”Di cose serie! “Mi vedeva col martello in mano, le dita nere di sugna, chinato su un oggetto che gli sembrava molto brutto.”Parli come i grandi! “Ne ebbi un po’ di vergogna. Ma, senza pietà, aggiunse:”Tu confondi tutto… tu mescoli tutto! “Era veramente irritato. Scuoteva al vento i suoi capelli dorati.”Io non conosco un pianeta su cui c`è un signor Chermisi.Non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella.Non ha mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni.E tutto il giorno ripete come te: e si gonfia di orgoglio.Ma non è un uomo, è un fungo! “”Che cosa? “”Un fungo! “Il piccolo principe adesso era bianco di collera.”Da migliaia di anni i fiori fabbricano le spine.Da migliaia di anni le pecore mangiano tuttavia i fiori.E non è una cosa seria cercare di capire perchè i fiori si danno tanto da fare per fabbricarsi delle spine che non servono a niente?Non è importante la guerra fra le pecore e i fiori?Non è più serio e più importante delle addizioni di un grosso signore rosso?E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora può distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo! “Arrossì, poi riprese:”Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda.E lui si dice: Ma se la pecora mangia il fiore, è come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero!E non è importante questo! “Non potè proseguire. Scoppiò bruscamente in singhiozzi.Era caduta la notte.Avevo abbandonato i miei utensili.Me ne infischiavo del mio martello, del mio bullone, della sete e della morte.Su di una stella, un pianeta, il mio, la Terra, c`era un piccolo principe da consolare!Lo presi in braccio. Lo cullai. Gli dicevo:”Il fiore che tu ami non è in pericolo… Disegnerò una museruola per la tua pecora… e una corazza per il tuo fiore… Io… “Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro.Non sapevo bene come toccarlo, come raggiungerlo…Il paese delle lacrime è così misterioso.(da “Il piccolo principe”)