Roberto Gattulli – Filosofia
Si chiama Notte, quell’immenso mare nero, dove un poeta illustra l’infinito.
Si chiama Notte, quell’immenso mare nero, dove un poeta illustra l’infinito.
La pazzia oggi è chiamata normalità. In fondo, il vero pazzo è colui che crede di essere normale.
La banalità è il travestimento di una potentissima volontà tesa ad abolire la coscienza.
Nell’imperfezione esiste l’uomo, nella perfezione esiste solo il pensiero.
Tùndalo, filosofo impossibilista, scandagliava un giorno il suo viso nella specchiera di una locanda e diceva fra sé: “Vedo due sopraccigli, due occhi, due narici, e due orecchi. Perché mai Dio ci ha dato una sola bocca? Eppure io penso che ci vorrebbe una bocca per divorare, per mordere, per vomitare e per urlare e un’altra bocca per sorridere, per baciare e per cantare”.
L’avarizia nasce con l’uomo e resta compagna fedele fin dentro la tomba.
Alla fine il consumismo ci consumerà: la psicanalisi sarà il nostro baratro.