Scott Westerfeld – Libri
Non abbiamo sempre la possibilità di decidere cosa amare.
Non abbiamo sempre la possibilità di decidere cosa amare.
Non è quello che vidi che mi fermòè quel che non vidiPuoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi… lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto trannec’era tuttoMa non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondoOra tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tuMa se io salgo su quella scaletta, e davanti a meMa se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardiMilioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non fiìniscono mai e quella tastiera è infinitaSe quella tastiera è infinita, alloraSu quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Ri-scrivere è diverso da scrivere. La scrittura originale è molto difficile.
Con Jane non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi solo di essere felice. E lo eri davvero.
Muoiono gli scrittori ma non muoiono i libri, l’immortalità viaggia sempre un ricordo avanti a noi.
L’ossessione del suicidio è propria di colui che non può né vivere né morire, e la cui attenzione non si allontana mai da questa duplice impossibilità.
Non scrivere in modo da essere compreso, scrivi in modo da non esser frainteso.