Silvana Stremiz – Vita
Sono le nostre emozioni a dare un senso ad ogni cosa.
Sono le nostre emozioni a dare un senso ad ogni cosa.
Trascorre la vita. Se si potessero vedere i giorni su di un grafico, questo sarebbe lineare… anzi, piatto. Hai imparato a contenere le tue emozioni, ad essere composto, serio, posato, rispettare le regole, non peccare, non dire, non fare, non… respirare. È tutto ok, avrai tutto quanto è necessario per il tuo sostentamento, ma dimentica di avere un anima: le emozioni costano, e per quel battito in più dovrai osare, metterti a rischio, coprirti il viso, chiuderti a guscio ed essere pronto ad incassare, ad essere giudicato e giustiziato più volte, fino a quando non capiranno che è solo la rabbia di non riuscire ad essere diversi, che li spinge ad essere tutti uguali!
Le giornate si susseguono e alitano aria asciutta, la mia salute non ha riguardi e mi lascia madido e fragile; il continuo sbocciare delle rose è un sicuro indizio del tempo che scorre, quel tempo che non conosce cortesie e si rannicchia dietro la siepe; spero che un giorno non troppo lontano, questa si secchi, così da permettere a tutti di vederlo e bastonarlo: io al riguardo ho fermato gli orologi e bruciato i calendari. Ora tutto è immobile in casa mia, intanto che aspetto.
La vita è come un ascensore, c’è chi sale e chi scende! La maggior parte tende a scendere, per la loro perfida invidia.
Forse sono fatta male io, forse do troppo peso al dolore e poco ai momenti eclatanti che compongono la vita. Forse sono “troppo piccola e ignorante” per comprendere alcuni destini, ma non riesco a vedere nulla di miracoloso e magico in quei bimbi massacrati dalla guerra. In quel bambino violentato e ucciso, colpa dell’uomo? Sicuramente. Ma perché quei “figli”? Perché non i nostri? Non è forse destino questo? Ci sono madri che continuano a chiamare, a gridare, a urlare a squarcia gola un nome che non c’è più, mentre altre abbracciano con un sorriso il proprio figlio. Davanti a questi eventi, mi riesce difficile “comprendere” il miracolo di un disegno”.
Non vale la pena morire neanche per se stessi.
La marea è la carezza della luna al mare, non è un caso che sia l’anagramma di amare.