Roberta De Santis – Stati d’Animo
E mi piaceva il calore, la protezione dell’abbraccio suo. Carezza a scacciar fantasmi. Carezza a lenir mancanze. Carezza a rizollare la terra mia inaridita.
E mi piaceva il calore, la protezione dell’abbraccio suo. Carezza a scacciar fantasmi. Carezza a lenir mancanze. Carezza a rizollare la terra mia inaridita.
Mi permetto di camminare a testa alta per poche semplici ragioni: Non ho mai vantato doti che non ho, ma ho sicuramente difeso quelle che sicuramente ho. Non ho mai ferito gli altri usando segreti, fatti personali e debolezze che mi erano state confidate. Non ho mai detto niete di cui mi sia pentita perché anche un mio vaffanculo è ben pesato, dosato e calcolato a tal punto che quando esce è “schietto, sincero, diretto e certo”!
Sapere che si è mortali significa in realtà morire due volte, anzi, tutte le volte che si sa di dover morire.
Non c’è fuoco né gelo tali da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore solitario.
Paradossalmente i miei sbalzi d’umore sono la mia rovina e la mia salvezza.
La mia solitudine è l’unica a non tradirmi mai. Posso fare il giro del mondo che lei resta sempre li, nel suo angolino, succube ad aspettarmi. E ogni volta che torno da lei, mi riceve a braccia aperte e mi conforta.
Tutto ciò che si dice prima o poi andrà dimostrato. Tutto! Parola per parola e se non saprai farlo, allora ti accorgerai di aver parlato troppo. Le soddisfazioni arrivano! Prima o poi arrivano!
Che strano. Maturiamo con l’illusione di diventare finalmente chi siamo. Fino a quando arriva il giorno in cui quel chi siamo non ci piace più. E da lì, la ricerca continua di noi stessi.
Mentre i suoni e le voci, (scompaiono) nella quiete, le immagini esistono sempre, come nel giorno mite così nella notte. La luce perpetua risplende in esse; il rumore è la gravità delle ore e la volontà dell’espressione singolare.
Il nichilismo relativo, un pensiero latente sospinto scrollone che risveglia la pace dei sensi.
Solo chi arriverà alla vetta con le mani sporche, lacere e sanguinanti saprà vestirsi di umiltà nel raccontare un’emozione, tutti gli altri si vanteranno del panorama con chi vive in pianura.
E sì, forse sono troppo sognatrice, troppo presa dalla bontà dell’emozioni, dalla bontà delle persone. Troppo persa nei miei sogni. Ma chi ogni tanto non si perde nella magia di ciò che potrà essere, chi non sogna ciò che desidera; “un domani migliore”! Forse sono banalmente giudicata, ma non importa, mi piace essere come sono. Mi piace guardare negli occhi delle persone e apprezzarle per quello che sono, per quello che sanno trasmettermi e non importa ciò che dico gli altri, perché per me conta la bellezza interiore delle cose, delle persone. Per me può essere prezioso qualcosa/qualcuno che per altri non conta niente! E si, rimarrò sempre una sognatrice, una che vive, spera, sogna e lotta spera nonostante tutto!
Lei si portava l’insicurezza sempre addosso, come un vestito, come un paio di scarpe scomode ma quasi consumate.
Ogni tua sguardo mancato è un attimo della mia vita guadagnato.
Mi metto da parte, come se io stessa fossi l’ultimo foglio bianco che ho e l’ultima biro blu con poco inchiostro per scrivere.
Siamo circondati da morti, che ricoprono ruoli di potere perché per ottenere questo potere è necessario che essi muoiano. I morti sono facili da trovare, sono tutti intorno a noi; il difficile è trovare i vivi.
Capita a volte di sentirsi smarriti, ma basta seguire la luce che si ha nel cuore per ritrovarsi nuovamente “a casa”.