Francesco Merlin – Stati d’Animo
Un conto è quello che sai, un conto è quello che provi.
Un conto è quello che sai, un conto è quello che provi.
È un pigiama di stelle che vorrei indossare in mezzo al deserto di spiriti senza vantaggio sul tempo per correre fino a perdere il fiato nei polmoni verso una casa che non sia necessariamente di pietra.
Molto meglio la dolcezza, ti lascia un sapore in bocca, il desiderio di voler gustare ancora, un gelato, un tramonto, un abbraccio.
Non sono cambiata, mi piacciono le solite cose, semplicemente mi sono evoluta.
Il mio corpo non sarà una tomba per altre creature.
Aveva i miei stessi occhi, il mio sorriso, la mia solitudine. Avevamo la stessa voglia di veder sorgere il sole. Era la notte.
Dopo tante fregature capisci che essere buoni con la gente “falsa” non ripaga mai.
Io sono niente e nient’altro posso essere, ma son tanto bene e di quello voglio esistere.
Ci vuole molta, ma molta umiltà per saper perdonare.
Quando hai paura di tradire le emozioni, puoi rimanere immobile se vuoi. Ma ci sono ciglia, palpebre e pupille che parlano per te, e per quanti sforzi tu possa fare, ricordati che lo sguardo non si ferma mai.
Nei tuoi occhi c’è tanta più umanità che in quelli di una persona. È ignobile definire bestiali occhi umani, essi vivono sempre nell’attesa di un avere e quasi mai in quella del dare.
Cosa resterà di me? Dei miei tumulti interiori? Dei miei amori? Dei miei dolori? Quello che nessuna bufera può mai spazzare via. Le mie parole, quello che scrivo rimarrà indelebile nel tempo nella mente e nell’anima di chi le sente sue. Di chi avrebbe dovuto ascoltare anziché leggerle, di chi avrebbe dovuto rispondere anziché rimanere a guardare in silenzio, l’agonia di quello che era, “e oggi non è più.”
Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente.
Lo sai, più si cerca di semplificare le cose più si complicano. Ti crei delle regole, innalzi muri, allontani le persone, menti a te stessa e ignori i veri sentimenti. Questo non significa semplificare le cose.
Dire “eccomi” quando fuori c’è l’arcobaleno è un conto. Dire “sono qui” anche se c’è un temporale è tutt’altra cosa. Smettiamola con le promesse facili, la gente come me ha smesso di dare credibilità alle chiacchiere.
La gelosia fa dire le cose più insensate, riducendo la stima che l’altro ha verso di noi.
La sofferenza è una lezione non richiesta, è una rete a strascico a maglie larghe che lascerà passare il superfluo e tratterrà l’essenziale.