Valeria Violetta Camboni – Stati d’Animo
Ci sono canzoni che sembrano parlare di me. Ci sono suoni, odori e sensazioni da far venire i brividi. Ci sono io e la mia sensibilità.
Ci sono canzoni che sembrano parlare di me. Ci sono suoni, odori e sensazioni da far venire i brividi. Ci sono io e la mia sensibilità.
Arrivi a sentire il cuore che non ti calza più, come un vecchio abito fuori moda e consunto, i cui strappi son stati ricuciti già troppe volte. Ma lo indossi lo stesso, che il cuore non si cambia, e l’anima nemmeno,anche se, riponendo male la fiducia, te la ritrovi poi sgualcita… e ci saran tanti strappi da cucire e pieghe da lisciare che te ne scorderai, altri ancora di cui non ti libererai mai.
Sono sensibile, troppo sensibile per essere circondata da persone che la sensibilità la conoscono per definizione e non per stile di vita: io, sensibilmente, respiro, mangio, scrivo, canto, osservo, guardo, mi fermo, vago, mi allontano, cammino, sparisco; il mondo, insensibilmente, mi passa accanto e neanche si accorge di quanto io possa vedere in loro e di quanto loro non vedano in me.
A volte l’unica consolazione è stare soli con se stessi.
Tempo tu che mi ami siediti al mio fianco e parlami di fate poi sorridimi, non chiedo altro.
È strano comunque. Siamo così invasi da pensieri, idee, rimorsi, “e se”, sogni, buoni propositi, ossessioni e tristezza, prima di dormire, che quasi ci dimentichiamo che per chiudere tutto questo basterebbe cominciare con lo spegnere la luce e respirare il buio.
Non mi interessa essere piaciuta dal qualunquismo preferisco una repulsione vera, che una commediante amicizia.