Vincenzo Sansone – Vita
Abbiate la compiacenza di chiudere gli occhi svelando il vostro più vulnerabile sguardo a colei che amandovi vi ha regalato la quiete che dolcemente vi culla. Ora è il tempo di sognare. E nulla più.
Abbiate la compiacenza di chiudere gli occhi svelando il vostro più vulnerabile sguardo a colei che amandovi vi ha regalato la quiete che dolcemente vi culla. Ora è il tempo di sognare. E nulla più.
La vita é una processione. Chi é lento la trova troppo veloce e si fa da parte; chi é veloce la trova lenta e si fa da parte.
Spesso accade che, pessimi pensieri passano per la tua mente e tu come se fossi fermo a un passaggio a livello, li vedi sfilare come un lento treno merce. Un lunghissimo susseguirsi di sussulti al cuore. Cosi vagone dopo vagone amarezza e delusioni, amori e passioni, dolcezza e dolori, scorrono come in una pellicola di un film in bianco e nero. Ti rammarichi per ciò che hai visto, per il tuo trascorso per un dubbio su un bivio, ti interroghi se è giusta la strada intrapresa. Spesso accade che, un lento treno merce attraversa la tua strada, sotto di esso un sottopasso e dallo specchietto retrovisore lo guardi scorrere, alle tue spalle, fermo ad un incrocio.
La vita ti sorride se la guardi sorridendo…
Il peso del mio passato rallenta così tanto il cammino nel mio presente che quando alzo gli occhi… sono già nel mio futuro.
Penso che le persone siano come scatole.Quando nasci dentro di te ci sta appena quel che basta per poter vivere. Cresci, e si fa spazio per la voglia di scoprire il mondo. Poi ti riempi di sempre più cose, esperienze, delusioni, conquiste, emozioni, ricordi di tutti i tipi.Ad un certo punto smetti di crescere, e dentro di te hai sempre quelle stesse cose, forse tante, ma già vissute. Finché un giorno ti accorgi che manca qualcosa: colpa della scatola che si sta rimpicciolendo. Da lì in poi sempre più cose t’abbandonano. La scatola si fa sempre più piccola, tanto che di lì a poco non c’è più spazio nemmeno per quel che serve per poter vivere.
La vita è come una fune attaccata alla sorte, non ci resta che attraversarla con equilibrio.