William Shakespeare – Sorriso
Lascia di quando in quando per me qualche sorriso, e ne avrò vita.
Lascia di quando in quando per me qualche sorriso, e ne avrò vita.
Il tuo sorriso è un porto sicuro della mia felicità.
Nelle gare della vita se smetti di sorridere hai già perso.
Per tornare al buon umore è più utile l’aiuto di un bambino innocente che quello di dieci adulti peccatori.
Se sorridi hai detto già tutto.
Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. “Avverto” che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un “avvertimento del contrario”. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s’inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.
Decidi che è il momento di dare un taglio quando inizi a capire che niente ti porta a sorridere, guardi indietro e niente vale la pena ricordare se non qualche dettaglio, guardi avanti e vedi una vita vita ancora da vivere e godere, quindi inizi a camminare verso la felicità che meriti. Parti adesso.