Emily Brontë – Libri
In principio queste parole la facevano piangere; ma poi, con l’esser sempre respinta, s’indurì; e s’accontentava di ridere quando io le suggerivo di dir ch’era pentita della propria cattiveria, e di chiedere perdono.
In principio queste parole la facevano piangere; ma poi, con l’esser sempre respinta, s’indurì; e s’accontentava di ridere quando io le suggerivo di dir ch’era pentita della propria cattiveria, e di chiedere perdono.
Felici Hunger Games! E possa la buona sorte essere sempre a vostro favore.
“Voglia Dio che la mia morte venga presto e ci liberi tutti da questa agonia”, mormorò Amy con un filo di voce. “Perché questo è peggio della morte, per me. Sapere che mi ha amata e mi ha voltato le spalle. Sapere, ogni mattina quando mi sveglio, ogni notte quando mi addormento, che è con lei, che sceglie di essere con lei invece che con me. Mi divora come un cancro, Lizzie. Penso che ne morirò. Questo dolore è come la morte. Preferisco la morte.
Se “amore” non fosse una parola contorta e mutilata dalla possessività e dall’ipocrisia, se fosse una parola che significasse quello che io voglio che significhi, ebbene, avrei potuto trovarmi sull’orlo di credere che ero innamorato di lei…
O! O! O! Ho bisogno del nettare dal bel colorePer guarire il mio cuore e annegare il mio dolore.La pioggia può cadere e il vento soffiare, È lunghissima la strada che mi resta da fare,Ma sotto un grande albero io mi riposeròE le nuvole veloci passare guarderò.
Un romanzo che non scopra un segmento di esistenza finora sconosciuto è immorale. La conoscenza è l’unica.
La storia di questo viaggio non è la riprova che non c’è medicina contro certi malanni e che tutto quel che ho fatto a cercarla non è servito a nulla. Al contrario: tutto, compreso il malanno stesso, è servito a tantissimo. E’ così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi. Per il resto ognuno deve fare la strada da solo. Non ci sono scorciatoie che posso indicare. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola, quell’ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli.Io provo.