André Gide – Abitudine
Ho l’abitudine di essere discreto solo per ciò che mi viene confidato; per quello che vengo a sapere da solo la mia curiosità, confesso, è senza limiti.
Ho l’abitudine di essere discreto solo per ciò che mi viene confidato; per quello che vengo a sapere da solo la mia curiosità, confesso, è senza limiti.
Credete a chi cerca la verità, non credete a chi la trova.
Le cose complicate vengono scartate come in un processo di selezione naturale, così come le persone. Si tende a scegliere quelle semplice, pacate, che non creano problemi, che non hanno crisi esistenziali né crolli emotivi, le si sceglie convinti di poter viaggiare poi in un fiume di tranquillità.Per questo delle persone difficili ci si dimentica, le si accantona, si tende ad evitarle così da non sentirsi troppo pressati dalla loro presenza.Ed io ho saltato questa fase della selezione naturale. Come per un difetto genetico, come se ricoperta da una coltre di ghiaccio tanto spessa da non permettermi di guardare oltre o di riprendere calore, io cado in errore.Cerco l’errore, la difficoltà, la strada in salita, il sasso nella scarpa, gli occhi gonfi ed il cuore impazzito. Mi emoziono quando non devo, piango mentre tutti sorridono, sorrido tra i fiumi di lacrime. Io mi nutro degli scarti di chi seleziona per un’evoluzione perfetta della specie. Cerco negli angoli, nel buoi dei disastri. Cerco i fallimenti, gli sconfitti, i ritirati.Cerco chi mi somiglia. Cerco il mio errore perfetto.
La paura è in ognuno di noi, capita spesso di non riuscirla a controllare.È dentro di noi, come una chiave nella serratura.Senza di essa non si potrebbe vedere al di là della porta e quindi ci terrorizza.È la stessa paura che ci spaventa, e ci spaventa l’idea di non riuscire nell’intento, ci spaventa il buio, i rumori, ma quella più comune in tutti è il futuro.
L’abitudine è un’eterna anestesia mortale.
Il problema nasce quando uno si sente bene da ubriaco e un pezzo di merda…
Spesso è con la massima superficialità che vengono inflitte le ferite più profonde.