Marcel Proust – Abitudine
Viviamo, di solito, con il nostro essere ridotto al minimo; la maggior parte delle nostre facoltà resta addormentata, riposando sull’abitudine, che sa quel che c’è da fare e non ha bisogno di loro.
Viviamo, di solito, con il nostro essere ridotto al minimo; la maggior parte delle nostre facoltà resta addormentata, riposando sull’abitudine, che sa quel che c’è da fare e non ha bisogno di loro.
Ci si appiattisce in un pensiero che c’è stato ripetuto a cantilena per una vita…
La gente non cambia mai. Nemmeno l’oscurità cambia mai. Però esiste la luce.
Nel fare la fila gli inglesi sono imbattibili: ogni inglese è l’inizio di una fila.
Di cosa bella il valore aumenta, ma con poca considerazione del possessore.
Tutti valiamo qualcosa. C’è chi vale la pena, chi vale oro e poi c’è chi…
Vedevo d’improvviso una nuova faccia dell’Abitudine. Fino a quel momento l’avevo considerata soprattutto come un potere distruttivo che sopprime l’originalità e addirittura la coscienza delle percezioni; ora la vedevo come una divinità temibile, così inchiodata a noi, con il suo viso insignificante così confitto nel nostro cuore che si stacca da noi, se ci volge le spalle, questa divinità che quasi non distinguevamo ci infligge sofferenze più terribili di qualsiasi altra e allora diventa crudele come la morte.