Bernardo Panzeca – Cielo
Il cielo donò il sole all’uomo, ma egli lo scambiò per un pallone.
Il cielo donò il sole all’uomo, ma egli lo scambiò per un pallone.
Guardando le stelle lassù pensavo: “Che invidia devono avere… Quando la stella che brilla di…
Perché non vivo più, perché mi manchi tu e questo cielo blu non lo posso sopportare mai, mai, mai… Non ti posso perdonare mai!
Tu magica luna d’argento che mi porti lontano dolce e misteriosa. Stanotte chiacchiereremo insieme tra i sentieri nudi di un algido inverno. Ti racconterò di me delle mie paure, delle mie speranze perdute, dei miei sogni rubati alle clessidre della vita. Busserò alle sillabe dell’alba sorseggiando perle di rugiada ai rami della saggezza. Lascerò a te le mie vergini speranze prima che il sole dell’aurora porti via l’innocenza dei miei sogni di poeta e così potrà e il mio cuore gioire mentre il mio animo sentirò rifiorire.
Mentre il sole, dopo la tempesta riappare, mostrando i segni della distruzione, il silenzio, echeggiando, dischiude le porte della ricostruzione.
Qui giace la notte, ferita dalle promesse dell’uomo uccisa dall’indifferenza di Dio.
L’uomo dovrebbe essere tumulato nella propria cantina. È lì che dimora la sua storia.